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Croce Rossa Comitato di Correggio: “Una nuova ambulanza, un’eredità di umanità”

11/05/2026 20:27

Fabrizio Montanari

Cultura e Società,

Croce Rossa Comitato di Correggio: “Una nuova ambulanza, un’eredità di umanità”

RIO SALICETO (Reggio Emilia) - A Rio Saliceto, domenica 10 maggio, il tempo ha smesso per un istante di consumarsi. Si è raccolto nel silenzio compost

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RIO SALICETO (Reggio Emilia) - A Rio Saliceto, domenica 10 maggio, il tempo ha smesso per un istante di consumarsi. Si è raccolto nel silenzio composto delle cose importanti, quelle che non appartengono soltanto al presente, ma continuano a vivere nella memoria degli uomini.

Il cuore del territorio correggese si è stretto attorno alla Croce Rossa in una mattina dal respiro lieve e profondo, quasi sospesa tra gratitudine e commozione. C’erano le istituzioni, i volontari, le famiglie, i cittadini. Ma soprattutto c’era quella forma rara di umanità che non ha bisogno di proclami per manifestarsi: basta uno sguardo trattenuto, una mano posata sulla spalla, un silenzio condiviso.

Al centro della cerimonia, una nuova ambulanza destinata ai trasporti socio-sanitari. Un mezzo moderno, dotato di tecnologie avanzate e di una speciale pedana capace di accogliere insieme barella e carrozzina. Un particolare apparentemente tecnico che, in realtà, custodisce un significato assai più profondo: la volontà concreta di non lasciare indietro nessuno, di accompagnare ogni fragilità con rispetto, delicatezza e dignità.

Determinante il contributo della ‘Fondazione Banco San Geminiano e San Prospero’, grazie al quale il veicolo potrà servire il territorio e le sue comunità. Un sostegno che non si misura soltanto nel valore materiale del mezzo, ma nella scelta morale di restare accanto a chi opera quotidianamente al servizio degli altri. Perché esistono gesti silenziosi che riescono a tenere insieme una comunità più di molte parole.

Eppure, a un certo punto, la mattinata ha cambiato anima.
L’inaugurazione si è fatta memoria.
La cronaca si è trasformata in sentimento.

La nuova ambulanza è stata dedicata a Silvano “Topo” Tondelli, volontario della Croce Rossa di Correggio, uomo discreto e presente, una di quelle figure che attraversano la vita degli altri senza clamore, lasciando però un’impronta che il tempo non riesce a cancellare. Per chi lo ha conosciuto, non era semplicemente un volontario. Era una presenza buona. Una certezza silenziosa. Di quelle persone che arrivano sempre, prima ancora che qualcuno chieda aiuto.

Per lui la Croce Rossa non rappresentava soltanto un luogo di servizio. Era appartenenza. Era casa. Una casa abitata ogni giorno con naturalezza e fedeltà, nel gesto semplice e altissimo del prendersi cura del prossimo. Senza cercare riconoscimenti, senza desiderare visibilità. Con quella modestia luminosa che appartiene soltanto alle anime autentiche.

Il Presidente della Croce Rossa di Correggio, Gabriele Moroni, ha affidato alla giornata parole semplici e definitive, capaci proprio per questo di attraversare il cuore dei presenti:

“Abbiamo scelto di ricordare un nostro volontario che ci ha lasciati improvvisamente. Per lui la Croce Rossa era una casa. E vogliamo continuare a ricordarlo così: nel gesto che amava di più, aiutare il prossimo, accanto a un’ambulanza, con discrezione e dedizione.”

Dopo quelle parole è sceso un silenzio pieno, vivo, quasi sacro.
Non il silenzio dell’assenza, ma quello della memoria condivisa. Il silenzio che accompagna i volti quando il dolore si intreccia alla riconoscenza. In quell’istante, ciascuno sembrava custodire dentro di sé la consapevolezza che alcune persone continuano a esistere nei gesti che hanno lasciato in eredità agli altri.

Anche la Presidente della Fondazione, Costanza Torricelli, ha consegnato alla giornata una riflessione dal valore profondo:

“Siamo orgogliosi di contribuire a un mezzo che servirà il territorio e le sue comunità. Il nostro impegno è ridurre la distanza tra il bisogno e la cura, sostenendo chi ogni giorno opera con dedizione silenziosa. È lì che una comunità diventa davvero tale.”

Ed è forse proprio in quella distanza tra il bisogno e la cura che si misura la grandezza di una terra. Nella capacità di farsi prossima, di riconoscere il dolore altrui come qualcosa che appartiene a tutti. I volontari della Croce Rossa lo fanno ogni giorno, entrando con passo lieve nelle fragilità degli uomini, attraversando la sofferenza con rispetto, offrendo conforto ancora prima dell’assistenza.

Così, in quella domenica di maggio, non è stata inaugurata soltanto un’ambulanza.
È stata affidata al futuro una testimonianza di umanità.

Perché alcune vite, anche quando sembrano interrompersi, continuano a camminare accanto agli altri. Restano nel bene seminato in silenzio, nelle mani che continuano a soccorrere, nelle strade percorse ogni giorno da chi sceglie di esserci per il prossimo.

E da quel giorno, ogni volta che quella sirena attraverserà la pianura, porterà con sé qualcosa che nessun occhio potrà vedere ma che molti sapranno riconoscere: la presenza discreta di un uomo che aveva fatto dell’aiuto agli altri la forma più semplice e più alta della propria esistenza.